Anche nella mia vita, come in quella della maggior parte degli uomini, esiste un punto cruciale ben preciso, un luogo di spavento, di oscurità, di confusione e solitudine, un giorno di inaudito stordimento e di vuoto, dalla cui sera spuntano nuove stelle in cielo e in noi nuovi occhi.
Allora vagai infreddolito fra le macerie del mondo della giovinezza, calpestando frammenti di pensieri e sogni stracciati, ancora pulsanti, e ciò che guardavo si disintegrava e cessava di vivere. Mi passavano davanti amici che mi vergognavo di conoscere, e pensieri elaborati solo due giorni prima mi sembravano così lontani ed estranei che pareva avessero cent'anni e non fossero mai stati miei. Ogni cosa si allontanava da me e presto fui circondato da un vuoto e da una quiete terribili. Non c'era più nulla che mi fosse vicino, nessuna persona cara o amica, e la mia vita mi venne su come una nausea sconquassante. Era come se la misura fosse colma, come se tutti gli altari fossero sconsacrati, ogni dolcezza disgustosa, ogni cosa elevata irraggiungibile. Come se ogni barlume di purezza si fosse definitivamente spento, e ogni idea di bellezza stravolta e calpestata. Non avevo più nulla per cui struggermi, nulla da offrire e nulla da odiare. Tutto ciò che di puro, sacro e conciliante vi era ancora in me aveva perso sguardo e voce. Tutti i custodi della mia vita si erano addormentati. Tutti i ponti erano interrotti, e gli orizzonti privati della profondità.
[Hermann Hesse, Un'ora dopo mezzanotte, (Incipit Vita Nova), Marcos y Marcos]